Dal manifesto dello Slowdesign alla Slowfashion
Il rispetto della sostenibilità ambientale e del benessere è il motivo conduttore dello svolgimento dell'intera attività di
NVK. Dall'architettura al design, campo d'elezione del marchio, fino alla moda, ultimo nato di questa piccola factory, sempre in nome
della ricerca di bellezza ed eleganza intelligenti e sostenibili.
La consapevolezza di dover operare secondo il principio di sostenibilità per poter garantire un mondo vivibile alle future generazioni
- pur nel limite del “mestiere” di architetto - ha condotto alla formulazione di un codice di regole per il design,
raccolte nel Manifesto dello Slowdesign, pubblicato su Interni nel 2002 1.
Lo Slowdesign promuove la riunione tra il consumo e la produzione locale, privilegiando l'utilizzo di materie prime e manodopera locale
durante tutte le fasi della lavorazione di un prodotto.
La lotta agli sprechi e il contenimento degli agenti inquinanti, e in particolar modo della CO2,
avviene attraverso una pluralità di concetti da tener presente nell'esercizio della professione di designer, in particolare:
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disegnare oggetti utili, limitando quindi la produzione di materia legata alla creazione di gadget fini a sé stessi;
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disegnare oggetti che inducono comportamenti “ecologici”, oggetti cioè che consentono per esempio di utilizzare
e conservare il tepore del proprio corpo per ottenere un immediato effetto benefico ed evitare sprechi di energia dovuti all'aumento
della temperatura degli impianti di riscaldamento (Copertina da lettura, Divanosauro di Living Tribe, Yin e Yang);
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disegnare oggetti durevoli e destinati a essere ereditati dalle future generazioni, per esempio pensati per essere contenitori di una pluralità di funzioni (il Porta, Silentbloom), così da dilatare nel tempo la produzione di CO2 che è stata emessa per produrlo;
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garantire la tracciabilità del prodotto da materia prima a oggetto finale per poter verificare e controllare le emissioni di inquinanti che produce durante tutte le fasi della sua lavorazioni;
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scegliere materia prima locale e manodopera locale per evitare l'inquinamento dovuto al trasporto;
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scegliere materiali “poveri”, cioè che richiedono pochi passaggi di lavorazione per essere finiti e per questo molto spesso più economici.
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Il Manifesto è stato redatto insieme agli architetti Marco Tronci e Laura Maria Vignati, co-fondatrice dello studio di Architettura e Design Archimuse & Partners.